«Entrate», disse la donna.
Si voltò di scatto e strinse a sé i figli, proteggendoli istintivamente da qualunque cosa fosse diventata quella situazione.
Era la stessa donna che aveva visto prima, immobile con un atteggiamento composto, ma qualcosa nella sua espressione era completamente cambiato.
La fredda superiorità e il silenzioso disprezzo erano scomparsi, sostituiti da qualcosa di più profondo e concreto, quasi umano.
I suoi figli si aggrappavano forte ai suoi vestiti, le piccole mani tremanti mentre si stringevano a lei.
«Mamma, ho paura adesso», sussurrò suo figlio, con la voce a stento trattenuta.
«Lo so, sono qui con te, non permetterò che accada nulla», rispose lei, sebbene anche le sue mani tremassero.
Entrò lentamente, ogni passo echeggiava forte nella casa vuota come se le pareti stesse stessero ascoltando.
Il silenzio le avvolse in un modo che faceva sembrare ogni respiro più forte del dovuto.
«Dov’è adesso?» chiese lei, con la voce secca e tesa per tutto quello che aveva represso.
Ci fu una breve pausa prima che la donna rispondesse.
La sua voce si incrinò sotto il peso di tutto ciò che aveva sopportato, dal dormire in macchina al dover rispondere a domande a cui non sapeva dare una spiegazione.
La donna non fece un passo indietro né si difese.
«So esattamente cosa hai passato», disse a bassa voce. «E mi dispiace, ma era l’unico modo per tenerti al sicuro.»
«Al sicuro da cosa, esattamente?» chiese lei con tono perentorio.
Questa volta la risposta arrivò senza esitazione.
“Al sicuro da lui.”
La stanza si fece più fredda man mano che quelle parole si imprimevano nella mia mente.
«Non capisci la situazione», continuò la donna. «Lui è coinvolto con persone pericolose, non solo sconsiderate, ma veramente pericolose.»
Le mancò il respiro, mentre la paura sostituiva la rabbia.
“Di che tipo di persone stai parlando?”