La foto è sul nostro divano e resterà lì per sempre, è il mio ricordo.
Il cornicione è bloccato in un angolo appollaiato quando si ha un po’ calciato un pallone di calcio di gommapiuma riprendendolo soggiorno e l’ho fatta cadere. Papà l’ha raccolta, ha guardato il vetro rotto per un secondo, poi ha fatto spallucce.
«Beh», dice, «so che giorno è. Ma la foto potrebbe comunque sopravvivere così.»
Quale foto racconta tutta la storia della mia vita?
Un ragazzone di diciassette anni è in piedi su un campo di calcio con un cappello da laurea leggermente storto. La scapola è rigida, gli occhi spalancati per il panico.
Tra le sue braccia c’è un neonato avvolto in una coperta.
Me.
Per anni mi sono divertito a serlo en giro per quella foto.
“È come se stessi per vedere quello che stai cercando”, dice una volta indicandolo.
“Non avevo intenzione di lasciarti cadere”, rispose immediatamente.
“Allora perché sembri così terrorizzato?”
Se finisci la nuca e ti alzi improvvisamente.
“Perché pensavo fosse una stella marina, poteva essere una tutina.”
What ragazzo impacciato on the photo and the one I have created.
Aveva diciasette anni la nota in cui sono entrata nella sua vita.
In secondo luogo, la storia che ti ho raccontato circa cento anni fa riguardava una svolta degli eventi a casa su una bicicletta con una svolta su cui puoi fare la pizza a casa. Quando prendi la tua bicicletta a casa, nota che è la stessa parte della tua bicicletta.
Una speranza.
Inizialmente pensavo che qualcuno avesse scaricato della spazzatura lì.
Poi la copertura si mosse.
Dentro ci sarà una bambina molto arrabbiata, con un forte tremore e la faccia rossa per il pianoforte.
Sarà un biglietto infilato accanto a me.
Solo due brevi frasi.
« Lei è tua. Non posso farlo. »